1 lettera - L' uomo insignificante

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1 lettera

libro

Bambino vecchio carbonaio e Minicuccio


 Minicuccio un bel giovane biondo sempre allegro, era assistente ai lavori dei boschi e guardiano, faceva di tutto, la mattina all’alba lui mi salutava così:” Buongiorno vecchio carbonaio”.
          Negli anni, dal 1945 al 1950  i bambini lavoravano, specialmente i bisognosi e chi abitava in campagna, i quali, avevano degli appezzamenti di terreno e le famiglie di quella frazione avevano tutto della terra da coltivare in quanto con la guerra del 40 da un bosco, i nostri padri avevano tirato fuori terra fertile da coltivare e il lavoro di montagna per i boscaioli e i contadini.
          Tutti avevano le mucche da sfamare e le proprie famiglie, le risorse erano quelle, lavoro di montagna e lavoro di contadino.
          Le famiglie erano numerose, il minimo di una famiglia sei sette persone, la vita del vecchio carbonaio comincia quando aveva sette otto anni bambino che non ricorda niente di bello di tutta l’infanzia, solo lavoro e sempre lavoro, perfino l’acqua si andava a prendere alla sorgente lontano.
          La scuola come sempre si chiude nel mese di Giugno, ma poi quale scuola, ho studiato fino alla terza elementare, in quei anni la sopravvivenza te la dovevi guadagnare
          Mio padre con i miei fratelli e sorelle più grandi compreso io andavamo a fare i lavori di montagna esattamente a tramutare la legna di montagna in carboni
          Una procedura che è un’arte difficile e laboriosa la legna  selezionata e segata di circa un metro, in autunno e in pieno inverno.
          Nella fine di giugno quando il caldo si faceva sentire si cominciava a preparare i grandi spiazzi, grandi e puliti, siccome le montagne sono tutte in pendio in queste piazzole al centro i maestri boscaiolo di cui uno dei tanti  era mio Padre ci montavano dei grandi mucchi di legna fatti con maestria con un buco al centro  chiamati “ catozzi “ in dialetto.  
          Questi catozzi di legno si coprono con frasche e fogliame e pagliente di terra e terra, quando sono tutti pronti si butta dentro della brace di fuoco.
          Dopo una decina di giorni con tanta cura, quella legna diventa tutto un masso di fuoco e carbone vero, a quel punto, si toglie la terra infuocata e spiana la terra fresca, si aggiungono  8 - 10 barili d’acqua nei vari punti delle parte superiore del catozzo per spegnere il fuoco, si apre il catozzo  e si mettono i carboni ai bordi della piazzola, si raffreddavano ,e quella legna  diventava carbone .
          A quei tempi all’alba ancora buio venivano le squadre che trasportavano sulle spalle tutti i tipi di materiale , cominciavano a riempire i sacchi di carboni, io con il fratello più grande aiutavamo a riempire i sacchi, i mesi per fare questi lavori era  Luglio, Agosto, Settembre, anche il guardiano Minicuccio arrivava presto, appena mi vedeva mi salutava così : “ Buongiorno vecchio carbonaio”.
          E’ chiaro io ero un bambino di 7 - 8 anni, mezzo addormentato già sporco di carbone, perché la sera non mi ero neanche lavato perché dormivo sulla paglia del pagliaio e le zanzare  ti massacravano di pizzicate.
          Scalzo perché non mi ricordo di avere avute scarpe, si portavano le pezze ai piedi, siccome ero piccolo non le sapevo mettere e così facevo prima a camminare scalzo che a piede nudi, con pantaloncini corti e sporco e pieno di piaghe alle gambe e alle mani, ero in quelle piazzette di carboni ad aiutare le donne che riempivano i  sacchi di carboni, arrivava il guardiano  ispettore dei lavori mi vedeva e gli facevo pena sicuramente perché io era solo un bambino sporco denutrito, insonnolito, pieno di piaghe per tutto il corpo.
           Minicuccio mi incoraggiava dicendomi:” Buongiorno vecchio carbonaio come va il lavoro?” io con i miei occhi lo guardavo e gli facevo un sorriso malinconico, di stanchezza e mezzo addormentato.
          Ma il lavoro continuava, finiti di riempire i sacchi si pesavano con la stadera, le donne sposate e anche signorine belle e piene di salute, adolescenti, giovani e padri di famiglia si caricavano sulle spalle i sacchi pieni di carboni e li portavano in paese a scaricarle in magazzino.
          Queste squadre trasportavano tutto addosso, carboni, pali lunghi per fare pergolati, fasci di frasche per coprire le piante di limoni per la protezione dal freddo e altri prodotti per dar da mangiare agli animali.
          Il bello era che queste persone sembravano tutte allegre  cantavano ridevano, lavoravano e cantavano .
          Ma tutti rispettavano il vecchio carbonaio che non si reggeva in piedi  , che ero io l’uomo insignificante di adesso.

                                                                                             

                                                                                    Cioffi Umberto

Roma, 20/2/1997




 
 
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